Forfetario e soglia degli 85.000 euro: quando l’errore non fa uscire dal regime
Nel mondo fiscale italiano capita spesso una cosa curiosa: non sono le norme a creare i problemi, ma le interpretazioni troppo rigide delle norme. Poi, qualche settimana dopo, arriva una nuova interpretazione che rimette tutto in equilibrio. È esattamente quello che è successo con il regime forfetario e la famosa soglia degli 85.000 euro.
Un piccolo episodio, apparentemente tecnico, ma che racconta bene come funziona davvero il sistema fiscale: prima si crea il problema, poi lo si corregge.
La vicenda nasce da una precedente risposta dell’Agenzia delle Entrate (interpello n. 26/2026).
Secondo quella interpretazione, ogni compenso incassato dal professionista doveva essere conteggiato nel limite degli 85.000 euro, anche se successivamente restituito perché non spettante.
Tradotto in termini pratici: se un contribuente riceveva per errore un compenso più alto del dovuto e questo lo portava oltre la soglia del regime forfetario, l’uscita dal regime sarebbe stata comunque inevitabile dall’anno successivo. Anche se quei soldi non erano realmente suoi e venivano restituiti.
Una lettura formalmente coerente, ma sostanzialmente ingiusta.
Il caso concreto riguardava un medico che, a causa di un errore contrattuale dell’azienda sanitaria, aveva percepito nel 2024 compensi superiori a quelli effettivamente spettanti. Accortosi dell’errore, nel 2025 aveva restituito le somme ricevute in eccesso.
Secondo la prima interpretazione dell’Agenzia, il danno fiscale sarebbe rimasto comunque:
soglia superata, uscita dal regime forfetario.
Fortunatamente, l’Agenzia delle Entrate è tornata sui propri passi con la risposta a interpello n. 68 del 6 marzo 2026.
La nuova interpretazione introduce un principio molto più ragionevole: ai fini della verifica
della soglia di 85.000 euro devono essere considerati solo i compensi effettivamente spettanti al contribuente.
In altre parole, se un compenso è stato percepito per errore e successivamente restituito,
non deve essere conteggiato nel limite del regime forfetario. Questo vale anche quando
la restituzione avviene nell’anno successivo rispetto a quello di incasso.
Il principio è semplice: ciò che conta è la sostanza economica dell’operazione,
non il semplice passaggio momentaneo del denaro.
È un chiarimento importante perché introduce un approccio più realistico alla gestione
del regime forfetario. Non si guarda più soltanto al dato formale dell’incasso,
ma alla reale spettanza del compenso.
Naturalmente, come spesso accade nel diritto tributario, non basta dire che c’è stato un errore. Serve dimostrarlo.
L’Agenzia sottolinea infatti che occorre valorizzare gli elementi probatori e i comportamenti
adottati per correggere l’errore: documentazione, restituzione delle somme, tracciabilità
dell’operazione.
Se queste condizioni sono rispettate, il superamento apparente della soglia non comporta
la fuoriuscita dal regime forfetario.
C’è poi un altro aspetto operativo da considerare. Se il contribuente ha già dichiarato i
compensi al lordo delle somme restituite e quindi ha versato un’imposta sostitutiva maggiore del dovuto, è possibile recuperare l’eccedenza in due modi:
– presentando una dichiarazione integrativa del modello Redditi, indicando i compensi
effettivamente spettanti;
– presentando un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate con la documentazione
che dimostra l’errore e la restituzione delle somme.
Questo episodio è interessante anche per un’altra ragione.
Ricorda a tutti una cosa che spesso sfugge quando si parla di regime forfetario: la soglia
degli 85.000 euro non è solo un numero. È una linea di confine tra due mondi fiscali
completamente diversi.
Da una parte c’è un sistema semplice, con imposta sostitutiva e contabilità minima.
Dall’altra c’è il regime ordinario, con IVA, registri, liquidazioni e una pressione fiscale
spesso molto più elevata.
Per questo motivo, quando si parla di superamento della soglia, bisogna sempre ragionare
con attenzione e soprattutto con buon senso.
La risposta n. 68/2026 va esattamente in questa direzione: riportare il sistema fiscale
su un terreno più razionale, dove conta ciò che è realmente accaduto e non un errore
contabile momentaneo.
Un piccolo chiarimento interpretativo, ma con effetti molto concreti per tanti
professionisti e imprenditori in regime forfetario.

